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La denuncia del serbatoio in Comune: perché la risposta cambia da un municipio all'altro

6 min di lettura

Non esiste un obbligo nazionale di denunciare un serbatoio interrato: esistono regolamenti regionali e comunali che possono prevederlo, e cambiano davvero passando il confine. Qui trovi il perché giuridico e soprattutto il metodo per scoprire cosa vale dove abiti: quale ufficio interrogare, con quali parole, e come mettere la domanda per iscritto usando il diritto di accesso all'informazione ambientale.

Cittadino con una cartella di documenti si dirige verso il porticato del municipio di un piccolo comune

Prima o poi lo dice qualcuno: il geometra, il vicino, l'impresa che è venuta a vedere il giardino. «Il serbatoio va denunciato in Comune.» Poi ne parli con un conoscente che abita a venti chilometri, ha fatto lo stesso lavoro l'anno scorso, e ti risponde che in Comune non gli hanno chiesto niente. Nessuno dei due sta mentendo.

La denuncia del serbatoio interrato è uno dei pochi casi in cui la risposta corretta è diversa a seconda del municipio che ti compete, e non per disorganizzazione: è la conseguenza di come è distribuito il potere di fare regole su questa materia. Capirlo serve a smettere di cercare la norma nazionale che non esiste e a cercare invece quella giusta, che di solito esiste ma sta altrove.

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Dove è finito il potere di fare le regole

Il punto di partenza è l'articolo 117 della Costituzione. Il comma 2, lettera s), assegna allo Stato la competenza esclusiva sulla «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali». Il comma 3 mette invece fra le materie di legislazione concorrente, dove lo Stato detta i principi fondamentali e le Regioni legiferano, sia la «tutela della salute» sia il «governo del territorio». E il comma 6 chiude il cerchio: «I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite». Nello stesso senso l'articolo 7 del testo unico degli enti locali, il decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che riconosce al Comune il potere di adottare regolamenti nelle materie di propria competenza, nel rispetto della legge e dello statuto.

Un serbatoio interrato dismesso sta esattamente sulla linea dove queste competenze si incontrano. Non è solo ambiente: è igiene pubblica, è sottosuolo, è edilizia. Lo strumento con cui i Comuni ci mettono mano, storicamente, è il regolamento locale d'igiene — quello previsto dal titolo VII del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, il testo unico delle leggi sanitarie, che si intitola appunto ai regolamenti locali di igiene e sanità. Da lì, e dai regolamenti edilizi, escono gli obblighi di comunicazione, i censimenti, le prescrizioni sul riempimento in sito.

E il regolamento nazionale che un tempo provava a uniformare la materia, il decreto del Ministro dell'ambiente 24 maggio 1999, n. 246, è stato annullato per intero dalla Corte costituzionale con la sentenza 5-19 luglio 2001, n. 266 — c'è un altro articolo qui che racconta come e perché. Sopra il livello regionale e comunale, su questo punto, non c'è più niente. Chi ti presenta la denuncia del serbatoio come un obbligo nazionale ti sta citando, quasi sempre senza saperlo, un atto inesistente da oltre vent'anni.

Una comunicazione nazionale c'è, ma non è quella

Vale la pena tenere separate due cose che vengono confuse in continuazione. Se dal serbatoio è uscito qualcosa, o se c'è il pericolo concreto che sia uscito, si entra nel procedimento dell'articolo 242 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con le misure di prevenzione entro ventiquattro ore e la comunicazione prevista dall'articolo 304, comma 2, indirizzata a comune, provincia, regione e Prefetto. Quella sì è nazionale, e vale ovunque.

Ma è un obbligo che nasce da un evento, non dall'esistenza della cisterna. Il possesso di un serbatoio interrato fermo e integro non fa scattare da solo nessuna comunicazione statale. Se nel tuo comune va comunicato lo stesso, è perché lo ha deciso il tuo comune o la tua regione. Ed è questa la cosa da andare a verificare.

Il metodo, in ordine

Si interrogano tre livelli, partendo dall'alto. Il primo è la Regione: se ha una legge o una delibera di giunta sui serbatoi interrati, è quella la cornice per tutti i comuni del territorio. Il secondo è il Comune: serve l'ufficio ambiente, e dove non esiste come sportello autonomo l'ufficio tecnico o lo sportello unico per l'edilizia. Il terzo è l'ARPA, che sui serbatoi e sulle contaminazioni del suolo è l'interlocutore tecnico anche quando non è quello formale.

Prima di telefonare conviene guardare da soli. I regolamenti comunali sono atti a carattere normativo e generale, e l'articolo 12 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 impone alle amministrazioni di pubblicare sul proprio sito gli atti che dispongono in generale sull'organizzazione, sulle funzioni e sui procedimenti. Cerca nella sezione «Amministrazione trasparente» e nell'albo pretorio del sito del tuo Comune le parole «regolamento d'igiene», «regolamento edilizio», «serbatoi interrati», «cisterne», «dismissione». Nella metà dei casi il testo salta fuori in dieci minuti e l'articolo che ti riguarda porta un numero preciso da citare.

Metti la domanda per iscritto: hai un diritto che non devi giustificare

Al telefono ti risponderà qualcuno che risponde a memoria, e la memoria non vale al rogito. Per iscritto c'è uno strumento che quasi nessuno usa: il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195. L'articolo 3, comma 1, dice che «l'autorità pubblica rende disponibile, secondo le disposizioni del presente decreto, l'informazione ambientale detenuta a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse». Chiunque, e senza spiegare perché. L'articolo 2 comprende fra le autorità pubbliche le amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali — quindi il tuo Comune — e comprende fra le informazioni ambientali anche le misure amministrative, i piani, i programmi e gli atti che incidono sull'ambiente: il regolamento e la sua modulistica ci rientrano. I termini sono scritti: trenta giorni dalla richiesta, prorogabili a sessanta se l'entità o la complessità non permettono di rispondere prima, ma in quel caso l'amministrazione deve avvisarti entro i primi trenta.

Come si scrive. Non «devo denunciare il serbatoio?», che invita a una risposta generica, ma domande chiuse, una per riga. Esiste nel regolamento comunale una disposizione che imponga di comunicare la dismissione o la presenza di un serbatoio interrato, e qual è l'articolo? Esiste un modulo dedicato, e va presentato prima o dopo l'intervento? È ammesso lasciare il serbatoio in sito dopo la bonifica, o il regolamento ne prescrive la rimozione? Per lo scavo e il ripristino serve un titolo edilizio, e quale? Qual è l'ufficio competente e chi è il responsabile del procedimento?

La risposta che arriva, con protocollo e data, è un documento. Va nella cartella di casa insieme ai formulari dei rifiuti e alla relazione finale dell'impresa, perché il giorno in cui vendi sarà il notaio o l'acquirente a chiedere cosa è stato fatto. E se nella risposta compare il decreto ministeriale 246 del 1999, chiedi con garbo su quale norma vigente oggi si fonda quella prescrizione: è una domanda legittima, e ti dice se stai parlando con un ufficio aggiornato.

Fonti: Costituzione della Repubblica italiana, articolo 117, commi 2 lettera s), 3 e 6, testo vigente consultato su Normattiva. Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articolo 7, su Normattiva. Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, testo unico delle leggi sanitarie, titolo VII «Regolamenti locali di igiene e sanità e di polizia veterinaria», testo vigente consultato su Normattiva. Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, articoli 242 e 304 comma 2, su Normattiva. Decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, articoli 2 e 3, su Normattiva. Decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, articolo 12, su Normattiva. Decreto del Ministro dell'ambiente 24 maggio 1999, n. 246, annullato dalla Corte costituzionale con sentenza 5-19 luglio 2001, n. 266. L'esistenza e il contenuto di un obbligo di comunicazione, denuncia o censimento dei serbatoi interrati dipendono dalle norme regionali e dai regolamenti del singolo Comune e vanno verificati presso il Comune e l'ARPA competenti.

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