Pulizia di cisterne e serbatoi industriali: cosa deve fare chi commissiona il lavoro, prima e durante
5 min di lettura
Quando un'azienda fa pulire un serbatoio in esercizio, il DPR 177/2011 mette obblighi precisi anche in capo al committente: un giorno intero di informazione, un proprio rappresentante a vigilare, niente subappalti non autorizzati. E i fanghi che escono hanno codici loro. La guida per chi firma l'ordine.

La pulizia periodica di una cisterna di gasolio, di un serbatoio di olio, di una vasca di stoccaggio non è una dismissione: il serbatoio resta in esercizio, l'impresa entra, svuota, lava, toglie i fanghi ed esce. Proprio perché sembra un lavoro di routine è quello in cui chi commissiona tende a delegare tutto. Ma la norma che regola il lavoro dentro i serbatoi non guarda solo all'impresa che entra: guarda anche a chi le apre il cancello.
Il riferimento è il DPR 14 settembre 2011, n. 177, il regolamento sulla qualificazione delle imprese che operano negli ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Si applica, dice l'articolo 1, ai lavori negli ambienti sospetti di inquinamento degli articoli 66 e 121 del decreto legislativo 81/2008 e negli ambienti confinati del suo allegato IV, punto 3. Un serbatoio che ha contenuto combustibili è il caso tipico.
Nostra misurazione: abbiamo aperto il sito di ogni impresa in elenco e contato quali servizi ci scrive sopra. Non e' una stima di mercato, e' cosa dichiarano loro. Aggiornato al 29 ottobre 2026.
Prima di firmare: l'impresa deve essere qualificata
L'articolo 2 del regolamento stabilisce che qualsiasi attività lavorativa in questi ambienti «può essere svolta unicamente da imprese o lavoratori autonomi qualificati», ed elenca i requisiti: applicazione integrale delle norme su valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria e gestione delle emergenze; almeno il 30 per cento della forza lavoro con esperienza almeno triennale in lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, esperienza che devono avere necessariamente i preposti; formazione specifica di tutto il personale, compreso il datore di lavoro se lavora in quegli ambienti; dispositivi di protezione, strumentazione e attrezzature idonei, con addestramento all'uso; addestramento sulle procedure di sicurezza; regolarità contributiva; applicazione dei contratti collettivi di settore.
Non esiste un bollino che riassuma tutto questo. Esiste la verifica dell'idoneità tecnico-professionale che il committente fa comunque negli appalti interni, e che il regolamento richiama espressamente. Chiedi all'impresa una dichiarazione scritta sul possesso dei requisiti dell'articolo 2, con i nomi del preposto e del personale che entrerà.
Il subappalto non è libero
Il comma 2 dello stesso articolo dice che per queste attività non è ammesso il ricorso a subappalti, «se non autorizzati espressamente dal datore di lavoro committente» e certificati secondo le regole sulla certificazione dei contratti. E le regole del regolamento si applicano anche alle imprese a cui il lavoro viene subappaltato. Se l'impresa a cui dai il lavoro manda un'altra squadra, la decisione è tua, e va presa per iscritto.
Durante il lavoro: un giorno di informazione e un tuo rappresentante
Qui sta la parte che riguarda direttamente l'azienda committente. L'articolo 3 stabilisce che prima dell'accesso tutti i lavoratori dell'impresa appaltatrice, compreso il loro datore di lavoro se partecipa, devono essere informati «puntualmente e dettagliatamente» dal datore di lavoro committente sulle caratteristiche dei luoghi, su tutti i rischi presenti, compresi quelli derivanti dai precedenti utilizzi, e sulle misure di prevenzione ed emergenza. E fissa un tempo: un'attività realizzata in un tempo sufficiente e adeguato e, comunque, «non inferiore ad un giorno».
Il comma 2 aggiunge che il committente individua un proprio rappresentante, con adeguate competenze in materia di salute e sicurezza e che abbia svolto la formazione e l'addestramento previsti per questi lavori, che vigili in funzione di indirizzo e coordinamento delle attività dell'impresa e per limitare le interferenze con il personale dell'azienda. Il comma 3 chiede una procedura di lavoro specifica, comprensiva della fase di soccorso e del coordinamento con il sistema di emergenza del Servizio sanitario nazionale e con i vigili del fuoco.
Il regolamento precisa che questi obblighi del committente operano quando il datore di lavoro affida i lavori all'interno della propria azienda o unità produttiva e ha la disponibilità giuridica dei luoghi. È il caso normale di un'azienda che fa pulire i propri serbatoi.
Dopo: cosa esce, e con che codice
Quello che esce da una pulizia è un rifiuto, e l'elenco europeo dei rifiuti ha capitoli dedicati. La famiglia 16 07 riguarda i «rifiuti della pulizia di serbatoi e di fusti per trasporto e stoccaggio», escluse le famiglie 05 e 13, e comprende fra le altre la voce 16 07 08*, «rifiuti contenenti olio», e la 16 07 09*, «rifiuti contenenti altre sostanze pericolose». Per i residui di combustibili liquidi c'è la famiglia 13 07, con la voce 13 07 01* per olio combustibile e carburante diesel. Quale codice si applica lo stabilisce il produttore del rifiuto; e su chi sia il produttore, quando il rifiuto nasce da un'attività fatta da terzi, conviene accordarsi per iscritto prima, non scoprirlo sul formulario.
Se il produttore sei tu, valgono due regole del decreto 152/2006 che riguardano l'azienda: l'articolo 190, che obbliga le imprese produttrici di rifiuti pericolosi a tenere il registro di carico e scarico con annotazioni entro dieci giorni lavorativi, e l'articolo 188, per cui la responsabilità si chiude quando ti torna, entro tre mesi, il formulario controfirmato dall'impianto di destinazione.
Quanto costa
Non abbiamo fonti verificabili per indicare prezzi di mercato. Le voci che spostano il preventivo sono il volume e la quantità di fanghi, l'accesso al passo d'uomo, la necessità di lavorare con autorespiratori, i tempi di fermo dell'impianto e la destinazione dei rifiuti. Chiedi che smaltimento dei fanghi e trasporto siano voci separate, con il codice previsto.
Domande frequenti
Basta che l'impresa sia iscritta all'Albo gestori ambientali? No: l'Albo riguarda il trasporto e la gestione dei rifiuti, la qualificazione per entrare nel serbatoio è quella del DPR 177/2011. Servono tutte e due.
Il giorno di informazione si può fare il mattino stesso? Il regolamento dice «non inferiore ad un giorno».
Posso affidare io il lavoro a una seconda impresa per i fanghi? Sì, ma è un affidamento tuo, distinto dal subappalto, che senza autorizzazione espressa non è ammesso.
Cosa fare adesso
Prima di chiedere i preventivi, metti insieme scheda del prodotto contenuto, volume, posizione del passo d'uomo e data dell'ultima pulizia. Poi usa il modulo in fondo alla pagina: la richiesta arriva alle imprese della tua provincia che fanno bonifica e pulizia di serbatoi. Chiedi a ciascuna la dichiarazione sui requisiti dell'articolo 2 del DPR 177/2011 insieme al preventivo. Nessun costo e nessun impegno.
Fonti: DPR 14 settembre 2011, n. 177, articoli 1, 2 e 3, testo vigente consultato su Normattiva il 10 ottobre 2026; decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, articolo 66, testo vigente su Normattiva; decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, articoli 188 e 190, testo vigente su Normattiva; decisione 2014/955/UE, elenco dei rifiuti, famiglie 13 07 e 16 07, testo su EUR-Lex.
Ti serve un'impresa?
Descrivi il tuo serbatoio: la leggiamo noi e la giriamo alle imprese della tua provincia. Nessun costo, nessun impegno.
Di' capacita' del serbatoio, cosa conteneva e quanto e' accessibile il punto: sono le tre cose che cambiano il preventivo.
Da leggere dopo
- 29 ottobre 2026Serbatoio fuori terra in disuso: perché è un problema diverso, e di solito più semplice, di quello interratoUna cisterna di gasolio in cantina, in un locale caldaia o su un basamento in cortile non si scava e si vede tutta. Restano però tre cose uguali all'interrato: il residuo è un rifiuto, dentro non entra chiunque, e i documenti servono lo stesso. Cosa cambia davvero e cosa chiedere nel preventivo.
- 26 ottobre 2026Rifiuto pericoloso o no: chi decide la classificazione, e perché cambia il preventivo di smaltimentoL'asterisco accanto a un codice dell'elenco europeo cambia trasporto, registro, impianto e prezzo. Ma non lo sceglie l'impresa che ritira il rifiuto: lo attribuisce chi lo produce, con regole precise e linee guida approvate dal Ministero. Cosa significa per un'azienda che deve smaltire rifiuti speciali.
- 19 ottobre 2026Macerie di una ristrutturazione: chi le deve smaltire, chi è il produttore e quali carte ti restanoCalcinacci, mattoni, piastrelle e cartongesso sono rifiuti speciali, non urbani, quando li produce un'impresa. La legge li considera prodotti dall'impresa che fa i lavori, che può portarli in sede con un semplice documento di trasporto. Cosa cambia per chi commissiona, cosa resta in capo a chi fa da sé, e dove si nasconde l'amianto.