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Rimozione o messa in sicurezza permanente: come si sceglie, e perché quel nome inganna

5 min di lettura

Togliere il serbatoio o bonificarlo e lasciarlo sotto sono due strade diverse, e "messa in sicurezza permanente" nel Testo Unico Ambientale significa un'altra cosa ancora. Chi decide, cosa cambia davvero e cosa chiedere prima di firmare.

Serbatoio cilindrico sollevato durante la rimozione

Quando arrivi al preventivo, la scelta ti viene presentata come una scelta di prezzo: o si scava e si porta via il serbatoio, oppure si svuota, si lava, si taglia un'apertura, si riempie di materiale inerte e si richiude tutto. La seconda costa meno, rovina meno il giardino e si fa più in fretta. Detta così sembra una decisione tua. In buona parte non lo è, e prima di deciderla vale la pena capire tre cose: chi la decide davvero, che cosa vuol dire quel nome, e cosa perdi scegliendo la strada breve.

## Il nome che confonde tutto

Cosa dichiarano di fare, su 256 imprese che abbiamo letto una per una
Bonifica e inertizzazione serbatoi256Rimozione serbatoio gasolio interrato256Smaltimento rifiuti speciali249Rimozione serbatoio GPL interrato14

Nostra misurazione: abbiamo aperto il sito di ogni impresa in elenco e contato quali servizi ci scrive sopra. Non e' una stima di mercato, e' cosa dichiarano loro. Aggiornato al 1 settembre 2026.

"Messa in sicurezza permanente" è un termine che esiste nella legge, ed è definito. L'articolo 240 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 lo definisce come l'insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente. E aggiunge, nella stessa riga, una conseguenza che nessun preventivo ti racconta: in tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d'uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici.

Questa è una misura di bonifica di un sito contaminato. Riguarda il terreno, non il contenitore. È una delle opzioni che, ai sensi dell'articolo 242, si mettono in un progetto operativo da sottoporre alla Regione quando l'analisi di rischio ha dimostrato che le concentrazioni dei contaminanti superano le soglie di rischio. Se ti tocca davvero, ti tocca insieme al monitoraggio e a un vincolo d'uso che finisce sul tuo immobile.

Quello che invece l'impresa ti sta proponendo, nove volte su dieci, è un'altra cosa: svuotamento, pulizia, disgassificazione e riempimento con materiale inerte del serbatoio lasciato dov'è. Nel gergo del mestiere lo chiamano nello stesso modo, o lo chiamano inertizzazione. Non è sbagliato di per sé, ma non è la definizione dell'articolo 240, e confondere le due cose porta a due errori opposti: credere di aver fatto una bonifica quando si è solo tappato un buco, oppure spaventarsi per un vincolo urbanistico che nel caso concreto non c'entra. Chiedi all'impresa di scrivere nel preventivo, con parole sue, che cosa esattamente farà al serbatoio e che cosa al terreno. Sono due voci separate.

## Chi decide fra le due

Non una norma nazionale. Sulla dismissione dei serbatoi interrati domestici l'unico regolamento nazionale che c'era, il decreto del Ministro dell'ambiente 24 maggio 1999, n. 246, è stato annullato per intero dalla Corte costituzionale con sentenza 5-19 luglio 2001, n. 266, perché allo Stato non spettava emanarlo in assenza di base legislativa. Da allora la materia è governata da regolamenti regionali e comunali, e cambia sul serio passando da un comune al confinante: ci sono amministrazioni che ammettono il riempimento in sito solo quando l'estrazione è tecnicamente impossibile, altre che lo ammettono normalmente con una relazione tecnica, altre che non hanno scritto niente e decidono caso per caso.

Quindi la sequenza corretta è: prima l'ufficio ambiente del Comune e l'ARPA, poi il preventivo. Al contrario si rischia di pagare due volte.

## Quando l'estrazione è la scelta ovvia

Ci sono situazioni in cui la domanda non si pone. Se il serbatoio perde, o se c'è odore, o se durante il sopralluogo compare prodotto libero, la partita si è già spostata sul terreno e l'articolo 242 impone di mettere in opera le misure di prevenzione entro ventiquattro ore e di darne immediata comunicazione. Se il serbatoio si trova dove passerà una fondazione, dove serve un sottoservizio, o dove il terreno verrà comunque movimentato, estrarlo adesso costa meno che scoprirlo dopo. E se la casa si vende, il verbale che dice "rimosso e smaltito, ecco i formulari" chiude una discussione che l'alternativa lascia aperta per sempre.

Poi c'è l'argomento che pesa più di tutti e che nessuno mette nel preventivo: chi estrae vede il fondo dello scavo. Chi riempie e richiude non lo vede. Il punto in cui i serbatoi perdono, quando perdono, è quasi sempre la parte inferiore, e cioè esattamente quella che il riempimento nasconde. Con l'estrazione la verifica del terreno sotto il serbatoio è quasi gratuita: il buco è già lì. Senza estrazione, per sapere qualcosa del terreno servono sondaggi a parte.

## Quando lasciarlo sotto ha senso

Ne ha, e non solo per il costo. Se il serbatoio sta sotto un fabbricato, sotto un muro di sostegno, a ridosso di fondazioni o sotto un piazzale che regge un carico, l'estrazione può costare di più in danni collaterali di quanto valga il risultato. Se è una cisterna in cemento di volume rilevante, tirarla fuori intera spesso non è un'operazione, è un cantiere. Se il terreno circostante è stato verificato e non dà segnali, la differenza ambientale fra le due soluzioni si assottiglia.

In quel caso però il lavoro fatto bene ha comunque tutte le fasi pesanti: svuotamento del residuo, aspirazione dei fanghi di fondo, lavaggio, disgassificazione, misura dell'atmosfera interna, apertura, riempimento con inerte, chiusura delle tubazioni. Il rifiuto esce e viaggia esattamente come nell'altro caso, con l'articolo 193 e il formulario di identificazione, e l'ingresso nel serbatoio resta un'attività in ambiente confinato ai sensi del DPR 14 settembre 2011, n. 177. Non risparmi un solo adempimento: risparmi lo scavo.

## Le domande che fanno la differenza nel preventivo

Chiedi che il preventivo distingua il destino del contenuto dal destino del contenitore, e che dica per ciascuno dove va a finire. Chiedi se è previsto un controllo del terreno e, in caso affermativo, quando: prima, durante o dopo. Chiedi se l'impresa ha già verificato al Comune quale delle due soluzioni è ammessa, e se ha in mano la risposta per iscritto. Chiedi cosa succede al prezzo se durante lo scavo emerge contaminazione, perché quella è la variabile che fa saltare i conti e va normata prima, non dopo.

E chiedi che alla fine ti venga consegnata una relazione che descriva lo stato in cui è rimasto il sito. Se scegli l'estrazione, quella relazione racconta un buco richiuso. Se scegli il riempimento, racconta un serbatoio che sta ancora là sotto — e chi comprerà la casa fra dieci anni avrà il diritto di saperlo.

Fonti: decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, articoli 193, 240 e 242, testo vigente consultato su Normattiva; DPR 14 settembre 2011, n. 177, Gazzetta Ufficiale n. 260 dell'8 novembre 2011; decreto del Ministro dell'ambiente 24 maggio 1999, n. 246, annullato dalla Corte costituzionale con sentenza 5-19 luglio 2001, n. 266. L'ammissibilità del riempimento in sito e le eventuali comunicazioni preventive sono stabilite da norme regionali e comunali e vanno verificate al Comune e all'ARPA competenti.

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