Serbatoi Interrati / Guide
Come si riconosce un preventivo serio da uno che nasconde le voci
Tre importi diversi sono quasi sempre tre lavori diversi. Le voci che devono comparire per iscritto, e le due differenze di prezzo che sono sintomi.

Hai chiesto tre preventivi e sono arrivati tre importi diversi. Il più basso sembra il più semplice, il più alto sembra gonfiato, quello di mezzo sembra ragionevole. Prima di decidere in base a questo, prova un esercizio: prendi i tre fogli e sottolinea, in ciascuno, che cosa esattamente verrà fatto al manufatto e che cosa al terreno. Nella maggior parte dei casi scoprirai che descrivono tre lavori diversi, e allora i tre importi non sono confrontabili e la scelta fatta sul numero è una scelta fatta a caso.
La prima voce è la soluzione tecnica, e la domanda non è quale preferisci: è quale è ammessa dove abiti. Estrazione oppure pulizia e riempimento in sito con materiale inerte sono due lavori con due prezzi e due conseguenze diverse, e non esiste una norma nazionale che decida al posto tuo, perché le regole sui serbatoi interrati dismessi sono in larga parte regionali e comunali. La risposta va chiesta all'ufficio ambiente del Comune e all'ARPA. Un preventivo che dà per scontata una soluzione senza aver verificato niente ti sta vendendo un rischio.
La seconda riguarda il rifiuto, e parte da un fatto che sorprende: il produttore sei tu. L'articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 definisce il produttore come il soggetto la cui attività produce rifiuti e quello al quale sia giuridicamente riferibile detta produzione, e l'articolo 188, comma 3, mette i costi della gestione in capo al produttore iniziale. Non è un dettaglio formale: significa che il destino di quel materiale è affar tuo e che hai diritto di sapere prima dove andrà. Il preventivo deve quindi nominare chi effettua il trasporto e quale sia l'impianto di destino previsto, e se il trasportatore è un terzo rispetto all'impresa che scava dev'essere scritto. L'iscrizione all'Albo gestori ambientali si verifica prima, non dopo.
La terza è quella che spiega la differenza di prezzo più frequente: le quantità. Quante tonnellate di rifiuto liquido e di fanghi sono state stimate, e su quale base — una misura del battente fatta in sopralluogo o il volume nominale del manufatto? E soprattutto, il prezzo è a corpo o a misura? Un preventivo a misura è onesto e ti espone: se il residuo è il doppio, paghi il doppio di quella voce. Uno a corpo è comodo e ti protegge, ma solo se dichiara il limite entro cui vale. Il caso pericoloso è il terzo, il forfait senza quantità dichiarate, che a lavoro iniziato diventa un supplemento non contestabile perché non c'era niente da contestare.
Poi ci sono le analisi, che sono due cose distinte e che i preventivi tendono a fondere in una riga sola: la caratterizzazione del rifiuto, che serve a classificare quello che esce dal manufatto e a conferirlo all'impianto giusto, e la verifica del terreno, che serve a sapere se sotto è rimasto qualcosa. Il preventivo deve dire quante analisi, su quale matrice, prelevate dove, da quale laboratorio e quando: la verifica del terreno costa molto meno a scavo aperto, con il fondo raggiungibile, che sei mesi dopo con sondaggi dedicati. E il criterio di giudizio non è un valore unico, perché l'Allegato 5 al Titolo V della Parte quarta fissa le concentrazioni soglia di contaminazione in relazione alla specifica destinazione d'uso dei siti.
La voce che separa un preventivo professionale da un elenco di prezzi è però un'altra: che cosa succede se, aperto lo scavo, il terreno risulta contaminato. Da quel momento non si è più in un lavoro edile ma dentro l'articolo 242 del Testo Unico Ambientale, con le misure di prevenzione da mettere in opera entro ventiquattro ore e la comunicazione alle autorità; e se anche un solo parametro supera le soglie, un piano di caratterizzazione da presentare nei trenta giorni successivi e un'analisi di rischio entro sei mesi dalla sua approvazione. Nessuno può quotare tutto questo a forfait, e nessuno serio ci prova: quello che un buon preventivo fa è scriverlo, dire che l'eventuale bonifica del suolo è esclusa, come verrà quantificata e che il cantiere si sospende in attesa di una tua decisione. Il preventivo che tace su questo punto non è più conveniente, è solo meno completo.
Restano due voci piccole che diventano grandi. La sicurezza va nominata per nome: entrare nel manufatto è lavoro in ambiente confinato ai sensi del DPR 14 settembre 2011, n. 177 e richiede una qualificazione specifica dell'impresa, e un'offerta che non lo nomina, o che non prevede né bonifica dell'atmosfera interna né sorveglianza dall'esterno, sta descrivendo un lavoro fatto in un modo che non è quello previsto. E il ripristino: con che cosa si richiude lo scavo e compattato come, la pavimentazione si rifà o si lascia il rappezzo, il prato si risemina, la recinzione smontata si rimonta. Sono la causa più comune di litigio a lavoro finito, perché ciascuno ha immaginato una cosa diversa senza scriverla.
Alla fine, la differenza di prezzo si legge così. Ci sono tre ragioni legittime perché un'offerta costi più di un'altra: descrive una soluzione tecnica diversa, stima quantità diverse, oppure conferisce a un impianto più lontano, e tutte e tre si verificano leggendo il documento. E ce ne sono due che non sono ragioni ma sintomi: una voce che nell'altro preventivo c'è e in questo manca, e un forfait che ingloba proprio la parte che nessuno può conoscere prima di scavare. Se dopo questa lettura i tre restano non confrontabili, la mossa giusta non è scegliere: è rimandarli indietro tutti e tre con la stessa base e chiedere di riquotare. Chi accetta di rifarlo ti sta già dicendo qualcosa di utile su come lavorerà.
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Di' capacita' del serbatoio, cosa conteneva e quanto e' accessibile il punto: sono le tre cose che cambiano il preventivo.
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