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Serbatoi Interrati

Serbatoi Interrati / Guide

Messa in sicurezza permanente: cosa vuol dire davvero e quando conviene

Nel Testo Unico Ambientale quel nome indica un'altra cosa rispetto a quella che ti propone il preventivo. Chi decide fra le due strade e cosa perdi scegliendo la più breve.

Autogru solleva un vecchio serbatoio interrato arrugginito dallo scavo nel cortile di un casale, due operai lo guidano con le funi

Al momento del preventivo la scelta ti viene presentata come una scelta di prezzo: o si scava e si porta via il manufatto, oppure si svuota, si lava, si apre, si riempie di materiale inerte e si richiude tutto. La seconda costa meno, rovina meno il giardino e si fa più in fretta. Detta così sembra una decisione tua. In buona parte non lo è, e prima di prenderla conviene capire tre cose: che cosa significa quel nome, chi decide davvero, e che cosa perdi scegliendo la strada breve.

«Messa in sicurezza permanente» è un termine che nella legge esiste ed è definito, ma indica un'altra cosa. L'articolo 240 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 la definisce come l'insieme degli interventi atti a isolare in modo definitivo le fonti inquinanti rispetto alle matrici ambientali circostanti e a garantire un elevato e definitivo livello di sicurezza per le persone e per l'ambiente, e aggiunge nella stessa riga una conseguenza che nessun preventivo racconta: in tali casi devono essere previsti piani di monitoraggio e controllo e limitazioni d'uso rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici. È una misura che riguarda il terreno contaminato, non il contenitore, e ai sensi dell'articolo 242 finisce in un progetto operativo da sottoporre alla Regione quando l'analisi di rischio ha dimostrato il superamento delle soglie di rischio.

Quello che l'impresa ti sta proponendo, quasi sempre, è un'altra operazione: svuotamento, pulizia, disgassificazione e riempimento con materiale inerte del manufatto lasciato dov'è. Nel gergo del mestiere si usa lo stesso nome, oppure si dice inertizzazione. Non è sbagliato in sé, ma confondere le due cose porta a due errori opposti: credere di aver fatto una bonifica quando si è solo tappato un buco, oppure spaventarsi per un vincolo urbanistico che nel caso concreto non c'entra. Chiedi che il preventivo scriva, con parole sue, che cosa esattamente verrà fatto al manufatto e che cosa al terreno: sono due voci separate.

Chi decide fra le due strade non è una norma nazionale, e questo è il punto che quasi tutti sbagliano. L'unico regolamento nazionale che esisteva sui serbatoi interrati, il decreto del Ministro dell'ambiente 24 maggio 1999, n. 246, è stato annullato per intero dalla Corte costituzionale con sentenza 5-19 luglio 2001, n. 266, perché allo Stato non spettava emanarlo in assenza di base legislativa. Da allora la materia è governata da regolamenti regionali e comunali, e cambia sul serio passando da un comune al confinante: ci sono amministrazioni che ammettono il riempimento in sito solo quando l'estrazione è tecnicamente impossibile, altre che lo ammettono normalmente con una relazione tecnica, altre che non hanno scritto niente e decidono caso per caso. La sequenza corretta è prima l'ufficio ambiente del Comune e l'ARPA, poi il preventivo.

Ci sono situazioni in cui la domanda proprio non si pone. Se il manufatto perde, se c'è odore o se durante il sopralluogo compare prodotto libero, la partita si è già spostata sul terreno: l'articolo 242 impone di mettere in opera le misure di prevenzione entro ventiquattro ore e di darne immediata comunicazione. Se il manufatto si trova dove passerà una fondazione o un sottoservizio, o dove il terreno verrà comunque movimentato, toglierlo adesso costa meno che scoprirlo dopo. E se la casa si vende, un verbale che dice «rimosso e smaltito, ecco i formulari» chiude una discussione che l'altra strada lascia aperta per sempre.

Poi c'è l'argomento che pesa più di tutti e che nessuno mette nel preventivo: chi estrae vede il fondo dello scavo, chi riempie e richiude non lo vede. Il punto in cui questi manufatti perdono, quando perdono, è quasi sempre la parte inferiore, cioè esattamente quella che il riempimento nasconde. Con l'estrazione la verifica del terreno sottostante è quasi gratuita, perché il buco è già aperto; senza estrazione, per sapere qualcosa del terreno servono sondaggi a parte.

Lasciarlo sotto, però, ha senso in più di un caso, e non solo per il costo. Se si trova sotto un fabbricato, sotto un muro di sostegno, a ridosso di fondazioni o sotto un piazzale che regge un carico, l'estrazione può costare più in danni collaterali di quanto valga il risultato; se è una cisterna in cemento di volume rilevante, tirarla fuori intera spesso non è un'operazione ma un cantiere. Va detto però che non si risparmia un solo adempimento: il rifiuto esce e viaggia comunque con il formulario dell'articolo 193, e l'ingresso nel manufatto resta un'attività in ambiente confinato ai sensi del DPR 14 settembre 2011, n. 177. Si risparmia lo scavo, non la procedura.

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